I figli non danno la felicità
- chiaracambon
- 11 mar
- Tempo di lettura: 2 min

I figli non danno la felicità.
Non così, d’emblée, per il solo fatto di esserci. Insomma, non credo di scoprire l’acqua calda.
Eppure il più delle volte ci speriamo. Così come speriamo che a darcela sia un lavoro nuovo, un rapporto nuovo, una casa nuova, un vestito nuovo.
Non voglio certo banalizzare. Ma il concetto di fondo è che la felicità che tutte e tutti comprensibilmente ricerchiamo non sta in ciò che abbiamo in più, ma in come riusciamo a vivere quella cosa o quella persona in più che magari tanto abbiamo desiderato e che può effettivamente arricchire la nostra vita. Nel caso dei figli decisamente più che un vestito nuovo, dai.
E’ sotto gli occhi di tutti, e spesso anche nostri, ma non sempre lo vediamo: avere avere avere non ci rende felici una volta per tutti. Ci dà delle possibilità che possiamo sfruttare bene o meno.
Nel caso della maternità “sfruttarla” a nostro favore, al meglio, godercela, seppure nelle fatiche e nelle rinunce inevitabili, ha molto a che fare col fare questo click (che non è tanto un click quanto un cammino):
amare per davvero i nostri figli, con responsabilità, gratuità e libertà è possibile se ci consideriamo per davvero meritevoli di amore, se iniziamo a muoverci nel mondo con questa consapevolezza. Per non chiedere ai nostri figli di amarci quando noi siamo le prime a non farlo.
Come si lavora su questa consapevolezza.
Partiamo da come NON ci si lavora: autoconvincendosi di essere migliori, nascondendo le proprie fragilità, trovando capri espiatori, sdoganando l’aggressività, pompando l'ego.
Ora, dunque, come ci si lavora: riflettendo sulla propria storia (dove quando perché ci si è convinte di non essere meritevoli di amore), ponendo l’attenzione sui propri pensieri (non valgo, non ce la farò mai, sbaglio sempre, lui o lei è migliore di me), sulle proprie emozioni, sulla propria tendenza a sentirsi immeritevoli di essere viste, pagate, coccolate, di ricevere complimenti sinceri, sulla propria capacità di mettere confini chiari, di dire dei no, esercitando una comunicazione assertiva, ponendo una sana distanza e uno spirito critico nei confronti dei giudizi degli altri.
Così facendo si impara a volersi bene per davvero, a non chiedere più ai propri figli di colmare un vuoto che non possono colmare. Ad accudirli senza sostituirvisi, ad accompagnarli senza sovraccaricarli, a lasciarli andare senza mai smettere di tenerli nel proprio cuore.
E questo sì, mi sembra che dia tanta felicità.



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